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Serie A, i club contro il governo. La situazione

Serie A

I club di serie A ed il governo si scontrano sulla questione stranieri. Un tema scottante dopo la mancata qualificazione ai mondiali.

Le tensioni in questi ultimi giorni tra i club di serie A ed il governo sono altissime.

Una situazione figlia della mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale in Qatar. Dopo la sconfitta contro la Macedonia, ogni istituzione, sportiva e non, ha provato a dare la propria personale “ricetta” per risollevare il calcio nostrano.

L’ultima idea viene appunto dal Governo.

E’ allo studio un emendamento, su iniziativa del senatore PD Tommaso Nannicini, del Decreto Crescita. Il senatore vuole rivedere la norma che defiscalizza del 50% gli ingaggi dei calciatori stranieri, ponendo un tetto massimo sui 2 milioni lordi di stipendio annuo.

In parole povere: sopra i due milioni i club avranno ancora il loro vantaggio fiscale, sotto quella cifra invece no.

La ratio dell’idea va naturalmente cercata nel tentativo si salvaguardare la crescita dei talenti italiani.

I club di serie A protestano contro il governo. Perché?

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Come mai i club di serie A protestano contro questa idea? In realtà i contrari sono le piccole società della massima serie, non le big.

Ed il motivo è presto detto.

L’emendamento andrebbe infatti ad aumentare considerevolmente il già grande gap tra le grandi società di serie A e le cosiddette medio piccole.

Le big non avrebbero nessun problema a garantire più di due milioni lordi come stipendio annuo ad un calciatore straniero. Lo stesso discorso non si può certo fare per le società più piccole, le quali spesso hanno come tetto massimo salariale proprio i due milioni di euro.

L’emendamento è stato inviato anche alla Lega Serie A, la quale lo ha fatto avere ai 20 club. Tra questi, ben 14 si sono già dette contrarie.

Appunto, le piccole. Claudio Fenucci, amministratore delegato del Bologna, ha parlato di “Risposta demagogica ad un problema strutturale”.

La sensazione è che la battaglia non sarà di poco conto.

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